Il calore è stato aspirato via. Rimane solo una frequenza blu, elettrica e glaciale. Non è acqua, è azoto liquido. La scelta monocromatica è spietata: costringe l'occhio a concentrarsi puramente sulla struttura. Le forme circolari perdono ogni riferimento organico terrestre e diventano sensori bioluminescenti attivi nel buio più profondo dell'abisso. La luce sembra fredda, chimica, spettrale. C'è una purezza clinica qui. Se l'opera arancione era carne viva, questa è pura stasi criogenica. Un incubo di ghiaccio di un'eleganza letale.





